La Festa Patronale “te Santu Itu Ranne”

La comunità di Lequile, nonostante la riforma liturgica del Concilio Vaticano II abbia indicato che la festa del Santo Patrono debba celebrarsi il giorno della nascita al cielo, cioè il 15 di giugno, è rimasta legata alla tradizione festeggiando San Vito in tre date diverse.

Data:
30 Luglio 2011

La Festa Patronale “te Santu Itu Ranne”

La comunità di Lequile, nonostante la riforma liturgica del Concilio Vaticano II abbia indicato che la festa del Santo Patrono debba celebrarsi il giorno della nascita al cielo, cioè il 15 di giugno, è rimasta legata alla tradizione festeggiando San Vito in tre date diverse.

A) Il 13 febbraio: “Festa del Patrocinio” o “Santu Itu Piccinnu” …vedi il link
B) Il martedì di Pasqua: “Festa della traslazione della reliquia” o “Santu Itu Menzanu” …vedi il link
C) La IV domenica di giugno: “Festa del Santo Patrono” o “Te Santu Itu ranne”

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La festa in onore di San Vito per la Chiesa universale si celebra il 15 giugno; ma Lequile da molti secoli celebra i solenni festeggiamenti in onore del Santo Patrono la quarta domenica di giugno.

Nella Visita Pastorale del 1695 del vescovo Pappacoda si legge che: “…si celebra la festa nella domenica seguente il 15 di giugno, durante la quale il clero canta i primi e i secondi vespri e la Messa solenne”.
Il 14 di giugno a sera il Capitolo dei sacerdoti al completo con numerosi fedeli portava la statua processionalmente dalla chiesa Matrice a quella del Santo ove si celebravano i solenni festeggiamenti: il sabato a sera, vigilia della quarta domenica di giugno, con numeroso concorso di fedeli si svolgeva la processione con il Simulacro del Santo e con la reliquia del sangue per le vie della cittadina. La domenica di buon mattino il suono festoso delle campane richiamava i fedeli a vivere con gioia e letizia il giorno di festa. Si partecipava ad una santa Messa, alla benedizione e poi ci si recava alla fiera.
La festa patronale infatti era religiosa, ma anche civile ed economica con pubblico riconoscimento da parte delle autorità governative del tempo. “Il Regio Collateral Consiglio, su supplica dell’Università (= Comune) di Lequile che ha ottenuto dallo stesso il privilegio di “poter fare una pubblica fiera, un mercato nella festività di San Vito suo protettore, e quella debba durare otto giorni continui,” concede con decreto del 9 aprile 1683 che il Sindaco pro tempore possa esercitare l’ufficio di Maestro del mercato “per governare detta fiera…come è solito in tutte le altre fiere che si fanno nelle altre Università”.
In seguito, poiché la fiera e la festa religiosa si celebravano nel medesimo giorno anche in altri paesi non molto lontani come a Carmiano, a Castri e a Roca, le autorità del tempo ottennero che la festa patronale con la fiera si celebrasse a Lequile la quarta domenica di giugno. Con sovrano decreto del 4 ottobre 1834 Ferdinando II, re delle due Sicilie, autorizzava l’istituzione di “una fiera annuale nella quarta domenica di giugno e nel sabato precedente”.8
In otto giorni di fiera e di festa religiosa mentre il clero si occupava delle sole funzioni religiose, le autorità civili si occupavano della raccolta delle offerte per organizzare i festeggiamenti religiosi e civili.
“Ogni anno infatti il Parlamento generale eleggeva il 15 giugno ” i nuovi Procuratori per la Cappella di San Vito” con l’incarico di amministrare i beni della Cappella e di organizzare i festeggiamenti in onore del protettore del paese”.
Risulta infatti che i devoti di San Vito avevano donato alla Cappella di San Vito dei fondi di oliveti o seminativi il cui affitto riscosso dal Comune doveva essere impiegato o per il culto in onore di San Vito o per la manutenzione della chiesa.
La devozione verso San Vito superava i confini del vasto feudo di Lequile.
Fedeli devoti, a piedi, dai paesi limitrofi, venivano nella chiesa di San Vito per sciogliere qualche voto o per chiedere al Santo adolescente delle grazie particolari. Era consuetudine che le mamme vestissero i loro figli con l’abitino di San Vito e li portassero in chiesa; questi camminando con le ginocchia sul pavimento si recavano fino ai piedi della statua del Santo per chiedere la guarigione della propria creatura e la sua potente intercessione.
Così P. Bonaventura descrive la festa in modo enfatico: “Concorre il giorno festivo gran gente per vedere gli onori, che fa questo suo gran titolare. Porta in processione colla statua del Santo, quella di Modesto e Crescentia, per non perdere il suo nobile vanto, che se l’Aquila fa tre ova, e non più: Aquilae pariunt ova terna, ella come mistica Aquila ha partorito questi tre Santi alla devozione. Ha per costume il giorno festivo portare in processione il Venerabile, e collocarlo nell’Altare del Santo; tutto per alludere al suo bel Nome: un’Aquila porta il pane a Vito affamato sulla sponda del fiume Sileno, e la mistica Aquila di Lequile mette di fronte a Vito il Pane Sacramentato. L’Aquila diede a Vito il pane materiale e quest’Aquila presenta il Pane Spirituale…”10
Anche ai nostri giorni si continua a constatare questo vivo risveglio devozionale verso San Vito. Quando arriva la quarta domenica di giugno tutti i lequilesi e moltissimi devoti dei paesi della provincia si recano nella chiesa di San Vito per pregare ai piedi della statua e chiedere grazie per l’intercessione del Santo Adolescente. Sempre affollate sin dal primo mattino sono le diverse Messe, come anche la processione del sabato sera che richiama una grossa partecipazione di devoti che, ordinati e raccolti, vanno dietro alla statua del Santo che viene portata a spalla dal gruppo “Amici di San Vito”.

1 P. Bonaventura da Lama, op. cit, p. 248.
2 P. Palma, op. cit., p.61.
3 La poesia è riportata in appendice alla p.
4 A.C.V.L. : Visita del vescovo Sozy Carafa, a. 1753.
5 P. Bonaventura da Lama, op. cit., p.246.
6 A.C.V.L. Visita Pastorale del vescovo Luigi Pappacoda, a. 1695.
7 P. Palma, op. cit., p.136.
8 R Palma, op. cit., p.142.
9 P. Palma, op. cit., p.152.
10 P. Bonaventura da Lama, op. cit., pp. 246-247.

Ultimo aggiornamento

30 Luglio 2011, 17:05

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